Vai al contenuto
3KT Impianti

Tecnica

Pompa di calore in inverno a Torino: funziona davvero con il freddo?

La pompa di calore in inverno scalda anche a Torino? Come funziona sotto zero, cosa decide il risultato e quando serve l’ibrido.

Redazione 3KT Impianti

10 min di lettura

Copertina con il titolo «Pompa di calore in inverno a Torino: funziona davvero con il freddo?» e il marchio 3KT Impianti

È la domanda che ci fanno più spesso, e quasi sempre con lo stesso tono: "ma d’inverno, qui, la pompa di calore in inverno funziona davvero?". La risposta breve è sì, e non da oggi: a Torino ci sono case scaldate solo a pompa di calore da anni, comprese le settimane sotto zero. La risposta lunga è che funziona se è stata scelta e dimensionata per quella casa. Le pompe di calore che deludono non sono quasi mai difettose: sono sbagliate per l’impianto a cui sono state attaccate.

Questa guida spiega come fa una macchina a scaldare prendendo calore dall’aria fredda e cosa succede nelle giornate peggiori. Poi le tre cose che decidono se in casa tua funzionerà, e quando la soluzione giusta è un sistema ibrido.

Come fa a scaldare se fuori fa freddo

L’aria a zero gradi, o a meno cinque, non è "senza calore": contiene ancora moltissima energia termica rispetto allo zero assoluto. Una pompa di calore la estrae con lo stesso principio del frigorifero, al contrario. Un fluido a bassissima temperatura di evaporazione passa nell’unità esterna e assorbe calore dall’aria, anche quando l’aria è gelida. Poi viene compresso, e nel comprimersi si scalda fino a una temperatura utile per i termosifoni o il pavimento radiante. Poi cede quel calore all’acqua dell’impianto e ricomincia.

Il punto chiave è che la pompa di calore non produce calore bruciando qualcosa: lo sposta. Per ogni unità di energia elettrica che consuma, ne trasferisce in casa più di una. Quanto di più dipende da due cose: quanto è fredda l’aria fuori e quanto calda deve essere l’acqua mandata ai terminali. Più la differenza è grande, più la macchina fatica. È per questo che la stessa pompa di calore può essere ottima in una casa e deludente nella casa accanto.

Non è teoria. Il monitoraggio più ampio pubblicato finora su case abitate, il progetto britannico Electrification of Heat, ha misurato per un anno 428 pompe di calore aria-acqua. Con acqua di mandata a 35 °C trasferivano in mediana 3,5 unità di calore per ogni unità di elettricità; con acqua a 55 °C, 2,4. Stesse macchine, stesse case: cambia solo quanto deve essere calda l’acqua.

Cosa succede davvero nelle giornate più fredde

Tre cose, ed è bene conoscerle prima per non spaventarsi dopo.

Il rendimento cala, ma non si azzera. Con l’aria molto fredda la macchina rende meno di quanto renda a dieci gradi: consuma di più per lo stesso calore. Le pompe di calore moderne per il riscaldamento sono progettate per lavorare molto sotto lo zero e mantengono un vantaggio sul riscaldamento elettrico diretto anche lì. Nello stesso monitoraggio britannico, con dieci gradi fuori le macchine rendevano in mediana 3,4 volte l’elettricità consumata; con cinque gradi sotto zero, 2,3. Una stufetta elettrica, per confronto, rende 1. Il libretto tecnico di ogni modello indica la temperatura esterna minima di funzionamento e la potenza garantita a quella temperatura. Sono i due numeri da guardare, e cambiano da modello a modello.

Si sbrina. Con aria fredda e umida, l’unità esterna si copre di brina. Periodicamente la macchina inverte il ciclo per qualche minuto, scioglie la brina e riparte. In quei minuti dall’unità esterna esce vapore e sotto si forma acqua: non è un guasto, è lo sbrinamento. La brina si forma soprattutto quando l’aria è umida e la temperatura sta intorno allo zero: sono le giornate di nebbia tipiche dell’inverno torinese, più del gelo secco. Conta solo che lo scarico della condensa sia stato previsto e non geli sul balcone.

Unità esterna coperta di neve su un balcone, con alberi innevati sotto
Un’unità esterna sotto la neve: lavora anche così, ma lo scarico della condensa va previsto. Foto: yubin kim, Unsplash

L’acqua di mandata non è quella di una caldaia. Una caldaia manda ai termosifoni acqua molto calda; una pompa di calore lavora bene con acqua più tiepida. Per questo la pompa di calore in inverno scalda in modo diverso: più a lungo, più costante, con i radiatori che non scottano mai. Chi si aspetta il termosifone bollente resta perplesso; chi misura la temperatura della stanza, no.

Le tre cose che decidono se funzionerà in casa tua

Le abbiamo messe nell’ordine in cui le verifichiamo al sopralluogo, perché è anche l’ordine di importanza.

1. Quanto disperde la casa

Una pompa di calore ben scelta compensa le dispersioni di un edificio; non può fare miracoli su una casa che perde calore da tutte le parti. Infissi, isolamento delle pareti e del tetto, esposizione: prima di parlare di macchina si parla di questo. Nelle case torinesi degli anni Sessanta e Settanta, senza cappotto e con vetri singoli, la pompa di calore da sola è spesso una scelta forzata. Dopo un intervento sull’involucro diventa naturale.

2. Che terminali hai

È il punto che decide più di ogni altro. Il pavimento radiante lavora con acqua tiepida ed è il partner ideale. I ventilconvettori sono ottimi. I termosifoni funzionano, a una condizione: che siano abbastanza grandi da scaldare la stanza con acqua meno calda di quella a cui erano abituati. Spesso lo sono, perché in passato si sovradimensionava; a volte no, e allora si aggiunge qualche elemento o si sostituisce qualche radiatore. Non lo si sa senza misurare, e chi te lo promette al telefono sta indovinando.

Quanto conta la temperatura dell’acqua lo dice la formula con cui i produttori calcolano la resa dei termosifoni (norma UNI EN 442). Prendi un radiatore dichiarato per acqua a 75 °C in mandata e 65 °C in ritorno, in una stanza a 20 °C. Con acqua a 55/45 °C rende circa la metà; a 50/40 °C circa il 40%; a 45/35 °C meno di un terzo. Per questo il conto si fa stanza per stanza: il termosifone deve bastare alla stanza con l’acqua che la pompa di calore gli manda nel giorno più freddo.

Alcune pompe di calore recenti a propano (R290) dichiarano acqua fino a 70 °C anche con dieci gradi sotto zero, e sulla carta risolvono il problema dei termosifoni piccoli. Si possono usare, ma a quelle temperature rendono molto meno. La soluzione migliore resta l’acqua più tiepida che la casa permette, regolata dalla curva climatica.

3. Dimensionamento e regolazione

Una pompa di calore troppo piccola non ce la fa nei giorni freddi; una troppo grande accende e spegne di continuo, consuma di più e si usura prima. Il dimensionamento si fa sul fabbisogno reale della casa nel giorno più freddo, non a spanne sui metri quadri. E poi va regolata: la curva climatica, che alza la temperatura dell’acqua quando fuori scende, è il singolo parametro che più spesso troviamo impostato male su impianti che "non scaldano".

Quando la risposta giusta è l’ibrido

Il sistema ibrido mette insieme una pompa di calore e una caldaia a condensazione sotto un’unica regolazione. La pompa di calore lavora quasi tutto l’inverno; la caldaia entra solo nelle ore più fredde o quando serve molta acqua calda in poco tempo.

Almeno, così dovrebbe essere. Quanto lavori l’una e quanto l’altra lo decide la regolazione, che fissa sotto quale temperatura esterna passa il turno alla caldaia. Nel monitoraggio britannico, nei sistemi ibridi la pompa di calore ha prodotto in mediana solo il 40% circa del calore per il riscaldamento. Gli impianti in cui lavorava di più erano anche quelli con il rendimento migliore. Un ibrido regolato con troppa prudenza finisce per scaldare quasi sempre a caldaia.

Nelle case con termosifoni non ridimensionati e isolamento medio è spesso il compromesso migliore. Tiene bassi i consumi nei mesi di mezza stagione, che sono la maggior parte, e non lascia scoperto il picco di gennaio.

Se hai già una caldaia a condensazione recente, l’ibrido può nascere aggiungendo la pompa di calore e la centralina che le coordina. Ne parliamo nella pagina degli impianti ibridi a Torino, e nell’articolo sulla caldaia ibrida con il fotovoltaico c’è il caso di chi ha anche i pannelli, dove i conti cambiano ancora.

Manutenzione: poca, ma quella giusta

Una pompa di calore ha bisogno di meno interventi di una caldaia, perché non brucia nulla: niente fumi, niente bruciatore. Quello che serve è pulizia dell’unità esterna e dei filtri, controllo del circuito frigorifero da parte di un tecnico abilitato e verifica delle regolazioni prima dell’inverno. I dettagli sono nella guida alla manutenzione delle pompe di calore. Se la tua macchina c’è già e non rende come dovrebbe, il servizio di assistenza pompe di calore a Torino parte dal controllo delle regolazioni: è lì che si trova la causa più spesso.

Cosa verifichiamo al sopralluogo

Prima di proporti qualunque macchina guardiamo la casa: dispersioni, terminali, spazio e posizione per l’unità esterna, potenza elettrica disponibile, come è fatto l’impianto esistente. Se la pompa di calore da sola non ha senso te lo diciamo, e proponiamo l’ibrido o, in qualche caso, di non farla. Per questo la nostra proposta sulla pompa di calore è una verifica di fattibilità, non un preventivo alla cieca. Prima si guarda l’impianto che hai, poi si parla del resto.

Se vuoi una prima risposta subito, lo strumento per capire se la pompa di calore è adatta alla tua casa ti dà un orientamento in due minuti con sei domande. Non sostituisce il sopralluogo, ma ti dice da che parte cominciare. La pagina delle pompe di calore a Torino raccoglie tutto il resto, e interveniamo in tutte le province del Piemonte.

Domande frequenti

La pompa di calore funziona a Torino quando fa meno cinque?

Sì. Le pompe di calore per riscaldamento sono progettate per lavorare ben sotto lo zero, con un rendimento più basso rispetto alle giornate miti ma ancora conveniente rispetto al riscaldamento elettrico diretto. Misurate in case abitate, a meno cinque rendevano in mediana 2,3 volte l’elettricità consumata. Il libretto tecnico di ogni modello indica la temperatura minima di esercizio e la potenza garantita a quella temperatura.

Perché dall’unità esterna esce vapore in inverno?

È lo sbrinamento: con aria fredda e umida si forma brina sulla batteria esterna, e la macchina la scioglie invertendo il ciclo per qualche minuto. È normale, e a Torino con la nebbia capita spesso. Conta solo che lo scarico della condensa sia stato previsto.

Posso tenere i miei termosifoni con una pompa di calore?

Spesso sì, se sono abbastanza grandi per scaldare le stanze con acqua meno calda. Si verifica misurando, radiatore per radiatore. Dove non bastano si aggiungono elementi, si sostituiscono alcuni radiatori o si sceglie un sistema ibrido.

Meglio pompa di calore o ibrido in una casa con termosifoni?

Dipende da isolamento e dimensione dei radiatori. Con radiatori generosi e casa isolata, la pompa di calore da sola; con radiatori giusti e isolamento medio, l’ibrido evita di restare scoperti nelle settimane più fredde. Lo si decide al sopralluogo, non al telefono.

La pompa di calore fa anche l’acqua calda sanitaria?

Sì, con un accumulo dedicato. In inverno la produzione dell’acqua calda toglie per qualche tempo potenza al riscaldamento, ed è uno dei motivi per cui l’accumulo va dimensionato sulle abitudini di casa e non a caso.

  • #Pompe di calore
  • #Torino
  • #Risparmio energetico

La discussione

Nessun commento, per ora

Hai un dubbio su quello che hai letto, o un’esperienza diversa da raccontare? Scrivila qui sotto: rispondiamo noi, con il nome di chi risponde.

Lascia un commento

Non viene pubblicata. Serve solo se la risposta è privata.

I commenti sono letti prima di comparire. Niente pubblicità, e nessun dato personale di altre persone.